La dislessia, in una società come la nostra, fortemente permeata  dalla presenza di lettura e scrittura, incide pesantemente sulla vita scolastica e relazionale dello studente. Se proviamo a riflettere, un bambino in età scolare passa molte ore della giornata a scuola e buona parte del tempo rimanente a casa a svolgere i compiti. Immaginate quindi, che disagio può avere un bambino con disturbo specifico di apprendimento se non adeguatamente riconosciuto e compensato.

Molte ricerche scientifiche sottolineano che i bambini con difficoltà di apprendimento, si caratterizzano anche per bassa autostima e problemi di comportamento.

Questo perchè vivono situazioni difficili e le reazioni possono essere diverse. Alcuni bambini reagiscono cercando di evitare le situazioni di stress: non vogliono leggere a voce alta, non vogliono scrivere testi, non vogliono fare i compiti e quando è il momento di andare a scuola accusano mal di pancia; altri bambini iniziano a mettere in atto atteggiamenti di ribellione nei confronti dei genitori, che non capiscono il loro stato d’animo; oppure possono verificarsi comportamenti esplosivi o aggressivi nei confronti dei pari, da cui si sentono diversi e a volte feriti.

I genitori frequentente pensano di fare recuperare le lacune scolastiche attraverso un maggiore impegno e dedizione allo studio e quindi chiedono al bambino di eseguire più esercizi, sorprendendosi poi degli errori banali; può succedere che anche gli insegnanti, se non capiscono la situazione, possano rimproverare per gli errori ripetuti; i coetanei poco comprensivi, a volte iniziano a prendere in giro il compagno di classe e se mai ad escluderlo da certi gruppi.

Inizia quindi a crearsi una situazione difficile da gestire, sia dal punto di vista del rendimento che del comportamento scolastico. Rendimento e comportamento scolastico sono spesso due faccie della stessa medaglia: chi va bene a scuola ha anche un comportamento adeguato o comunque accettabile, chi va male a scuola, assume atteggiamenti ed azioni negative.

Questo perchè fra rendimento scolastico-autostima-comportamento viene a crearsi una reazione circolare che si autogenera: il bambino non riesce bene nel compito, si creano emozioni di ansia, rabbia, frustrazione, inizia a crearsi un sentimento di “impotenza appresa” (cioè si pensa di non essere capaci). Successivamente, i vari compiti scolastici saranno affrontati con maggiore ansia che quando diventa eccessiva, crea danni all’apprendimento.

Infatti, numerose ricerche scientifiche hanno evidenziato come gli stati emotivi possano disturbare l’apprendimento per via di una convergenza fra le aree cerebrali coinvolte nei processi di memoria e attenzione e quelle correlate alla percezione-gestione degli stati emotivi.

Ad esempio, uno studente impara molto bene le materie di studio che il giorno dopo dovrà ripetere all’insegnante nel corso dell’interrogazione. A casa ricorda bene ogni cosa, ripete con scioltezza il materiale, usa parole proprie, sa fare collegamenti. Poi arriva il giorno dell’interrogazione, e il bambino si agita. L’agitazione o l’emozione provata, se è eccessiva, fa partire stimoli verso le aree deputate all’apprendimento e l’apprendimento quasi automatizzato viene disturbato, provocando difficoltà di memoria.

Spesso i bambini con DSA hanno difficoltà nella gestione delle emozioni (ansia, rabbia, irrequietezza) anche prima di iniziare la scuola; la gestione difficile delle emozioni peggiora il rendimento scolastico e il fallimento scolastico peggiora il controllo delle emozioni. Come dicevo sopra, si genera un circolo vizioso negativo perchè le due sistemi cerebrali di riferimento sono strettamente correlati.

Mentre le emozioni negative disturbano l’apprendimento, le emozioni positive e la motivazione al compito rinforzano le aree cognitive.

Per cui un bambino bravo, viene rinforzato dal voto, dall’apprezzamento dei genitori e degli insegnanti e tali gratificazioni incidono positivamente sui futuri apprendimenti, con potenziamento delle aree cognitive; invece un bambino che inizia ad andare male a scuola, prova ansia in grande quantità e questo disturba l’apprendimento.

Quindi le parole d’ordine, per non fare precipitare la situazione, sono controllo delle emozioni e mantenimento dell’autostima.

Emozioni, motivazione, interesse, autostima sono tutti concetti strettamente correlati. Ma come si fa a mantenere l’autostima salda, in situazioni difficili come queste?

Ci sono molte indicazioni scientifiche in merito; tra queste ho selezionato quelle per me più significative e utili:

  • riconoscere i punti di forza del bambino: tutti noi abbiamo aree di competenza che devono solo essere scoperte e potenziate. Diamo valore a queste abilità, consideriamo importanti le sue esigenze, rispettiamo i suoi interessi;
  • incoraggiamolo a fare meglio, comunicando la nostra fiducia reale e concreta nelle sue capacità;
  • evitiamo l’uso di sarcasmo e di espressioni poco gratificanti che lo possano mortificare;
  • non comunichiamo mai, verbalmente o anche solo tramite alcuni atteggiamenti, la delusione per quello che non riesce a fare;
  • spingiamolo verso decisioni autonome; creiamo, per quanto possibile, l’abitudine a fare scelte nei vari ambiti di vita, e accettiamo poi quanto è stato deciso;
  • stabiliamo obiettivi realistici e realizzabili nei vari ambiti, anticipando le possibilità di successo;
  • in ambito scolastico possiamo aiutare il bambino in diversi modi: suddividiamo i compiti complessi in parti più piccole, rinforzando anche i miglioramenti o le parziali riuscite; insegnamo strategie di studio e l’utilizzo di strumenti adeguati; aiutiamoci con premi in caso di una buona riuscita nei compiti; prevediano anche che il bambino avrà alti e bassi, fallimenti o battute di arresto, senza preoccuparci troppo (con il tempo i miglioramenti saranno più assidui ed evidenti).

Ricordiamoci che, agendo in questo modo possiamo invertire il circolo di influenza reciproca fra emozioni e apprendimento: se ci saranno piccoli successi, ci sarà soddisfazione, la quale rinforzerà l’apprendimento, che andrà a creare interesse, e questo favorirà la concentrazione e il comportamento scolastico.

A volte possono bastare pochi eventi positivi per generare energia positiva che porterà poi effetti a cascata nei vari ambiti; se  sapremo sfruttare tutte le potenzialità che si possono generare da un buon livello di autostima e dal controllo delle emozioni, potremo milgiorare la situazione scolastica e il benessere generale del bambino.

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