“ODIO CHI LA IGNORA, CHI NON CAPISCE LA CONFUSIONE MENTALE CHE SI GENERA NELLA MIA TESTA”

(da “Storie di dislessia” di G. Stella, 2002)

Negli ultimi anni si parla veramente molto di dislessia e di DSA. L’argomento é di grande interesse fra genitori e bambini perché nelle classi c’è quasi sempre un alunno che necessita di particolari “trattamenti” e questo attira molto l’attenzione delle persone.

Si sentono frasi del tipo: “Adesso sono tutti dislessici…ma sarà vero?”, “Tutti questi bambini certificati…non sarà che in realtà non vogliono studiare?”, “Una volta non c’erano così tanti bambini problematici, come mai sono aumentati così tanto?”

In realtà, i bambini con disturbo specifico di apprendimento sono nella percentuale del 3-5% e quindi è facile che in ogni classe ce ne siano almeno uno o due. La differenza tra ieri e oggi sta solo nella conoscenza scientifica maggiormente radicata, sia a livello di operatori scolastici che di famiglie.

Attualmente, genitori e insegnanti sanno che ci possono essere delle casistiche particolari, che a volte ci sono “intoppi” che rallentano il raggiungimento dei vari stadi evolutivi, “intoppi” che non dipendono dal bambino, dalla sua volontà e dalla sua voglia di studiare…il problema è altrove.

In questa nuova situazione di consapevolezza generale, si chiedono più diagnosi e questo spiega il boom di certificazioni.

Ma chiariamo meglio i dettagli dell’argomento:

Su questo punto ci sono una marea di informazioni sul web. Quello che è importante sottolineare, è che nel caso di DSA siamo di fronte a bambini che hanno difficoltà nell'acquisizione della letto-scrittura. Queste difficoltà possono ripercuotersi su tutto il percorso di studio, ma il nocciolo della questione è la mancata automatizzazione dei processi di lettura, scrittura e calcolo.
L'origine della difficoltà è di tipo neurologico, ed è geneticamente determinata.
I disturbi specifici di apprendimento più frequenti sono dislessia, disortografia, disgrafia, discalculia. Spesso si presentano in comorbidità (insieme) e sono associati a difficoltà di attenzione (sistema attentivo-esecutivo) e memoria (memoria di lavoro).
I disturbi dell'apprendimento sono inoltre persistenti e resilienti all'intervento, quindi anche in caso di potenziamenti mirati, non si raggiunge mai la "completa" risoluzione del problema. Ciò a cui i genitori devono mirare è quindi una buona gestione della situazione, che mantenga benessere, serenità e autostima.
Già nell'ultimo anno della scuola materna è possibile notare qualche comportamento indicativo. All'ingresso della scuola elementare, e poi nel proseguo del biennio si notano errori di questo tipo:
LETTURA
La lettura dei testi è lenta, stentata, spesso sillabata; ci sono errori di anticipazione delle parole, di salto di parole/righe, c'è confusione fra lettere che appaiono graficamente simili (m-n, b-d, p-q, a-e) o che si confondono per tipologia di suono (t-d, f-v, p-b, c-g, ecc...); spesso ci sono inversioni-omissioni di lettere o sillabe.
SCRITTURA
Le parole appaiono separate in modo errato (fusioni e separazioni illegali), alcune lettere vengono omesse ed altre aggiunte, si notano difficoltà con l'acquisizione dei gruppi consonantici complessi (sc, gh, ch, gl, sc, gn, ecc.), delle doppie, dell' "h", dell'apostrofo e dell'accento; la calligrafia spesso è poco leggibile, soprattutto nel corsivo.
CALCOLO
Errori nella scrittura di numeri, confusione con l'utilizzo dello "0", difficoltà nell'acquisizione dei fatti numerici (tabelline e calcoli frequenti che si imparano a memoria, tipo 2+2,10+10) e delle procedure del calcolo; anche la comprensione dei problemi può essere coinvolta.
ALTRE DIFFICOLTA'
Per questi bambini l'orientamento spazio-temporale è complicato: c'è confusione nella distinzione fra destra e sinistra, nella comprensione dell'orologio analogico, nella rappresentazione dei giorni della settimana e dei mesi; a volte, nei compiti di memoria a breve termine perdono dati; il recupero di etichette verbali, nomi e vocaboli può essere più lento; in alcuni casi la motricità fine non appare correttamente sviluppata (allacciarsi scarpe e abbotonarsi i vestiti); l'esecuzione delle attività scolastiche li stanca facilmente.
Quando un genitore sospetta che il proprio figlio possa avere un disturbo specifico di apprendimento, innanzi tutto può rivolgersi agli insegnanti per avere un'opinione in merito, visto il contesto privilegiato di osservazione. Gli insegnanti possono poi attivare interventi didattici mirati al recupero delle carenze. Se si vuole un parere specialistico invece, si possono percorrere due strade: rivolgersi al Servizio UONPIA competente per territorio e richiedere una valutazione delle abilità scolastiche del figlio, oppure rivolgersi ad un centro privato o a un libero professionista (psicologi-neuropsichiatri) che possano redigere una relazione completa sulle abilità generali e specifiche del figlio. In Emilia-Romagna le diagnosi effettuate dai privati verranno poi convalidate dal Servizio Sanitario Nazionale. E' importante sottolineare che il compito dello specialista non è solo individuare o meno la presenza di un disturbo, quanto quello di elaborare un profilo funzionale, in grado di spiegare le difficoltà che il bambino sta incontrando. E' questo è il punto di partenza ideale per stabilire un percorso di riabilitazione efficace e soddisfacente.
Quando un genitore ha in mano una diagnosi di DSA, può decidere se portarla o no alla scuola frequentata dal bambino. E' molto importante chiarire questo punto. La decisione finale di comunicare le difficoltà del figlio spetta solo e soltanto ai genitori.
Anche se non si vogliono comunicare ad altri queste informazioni, è comunque importante sapere l'origine dei problemi, capire come e perché è così faticoso l'apprendimento scolastico.
E' altrettanto importante che il bambino venga informato del motivo per cui si chiede una valutazione e dei risultati emersi. Sapere è il primo passo per cambiare qualcosa, anche solo a livello mentale. Può essere liberatorio per il bambino avere una diagnosi di DSA, perchè rappresenta una spiegazione alle sue difficoltà.
Poi, una volta conosciuto il problema, si decide come affrontarlo.
Normalmente, il passo successivo che viene compiuto è quello di informare la scuola. E' anche il passo più logico ed efficace per aiutare il bambino a gestire le difficoltà.
A quel punto insegnanti, genitori e specialisti iniziano un percorso che ha come obiettivo quello di permettere un buon adattamento al mondo-scuola e di favorire l'apprendimento delle competenze scolastiche.
Per aiutare un bambino con DSA, si può agire in questo modo: in primo luogo, si deve favorire lo sviluppo delle abilità carenti tramite cicli di potenziamento mirati ed efficaci. La logica più diffusa è quella del training "centrato sul deficit", quindi si parte considerando le abilità non adeguate emerse dalla valutazione.
I trattamenti che possono essere effettuati sono diversi: variano per tipologia di DSA, caratteristiche metodologiche e modalità di erogazione.
Non tutti gli interventi che solitamente vengono effettuati hanno mostrato la stessa efficacia. Attualmente, i risultati più consolidati a livello scientifico sono quelli che riguardano il disturbo della lettura e che utilizzano il "trattamento sub-lessicale" (automatizzazione del riconoscimento di sillabe).
Accanto ad ogni intervento specifico poi, è bene operare anche a livello generale sul Sistema Attentivo-Esecutivo (funzioni esecutive e attenzione).
Chi inizia un training di potenziamento, deve ricevere periodicamente i risultati del lavoro effettuato, compilato a cura dello specialista-riabilitatore. In questo modo si potrà verificare la validità dell'operato.
Successivamente, raggiunti livelli sufficienti di automatizzazione della letto-scrittura, si può puntare sul metodo di studio e sull'utilizzo degli strumenti compensativi per aiutare il bambino nell'acquisizione delle abilità di studio.
In questo modo il bambino procede gradualmente verso l'autonomia, preservando autostima e serenità all'interno dell'ambiente scolastico.
PDP significa "Piano Didattico Personalizzato". E' la logica conseguenza del ricevimento, da parte della scuola, di una diagnosi di DSA (Legge 170/2010). Con il PDP la scuola riconosce l'esistenza di difficoltà di apprendimento (specifiche) e si impegna a mettere in atto comportamenti e iniziative che possano favorire lo "stile cognitivo" dell'allievo.
In sostanza, in questo documento si specificano le strategie didattiche, si decidono le misure dispensative, gli strumenti compensativi, e le modalità di verifica dell'apprendimento.
Il PDP viene redatto dagli insegnanti, ma deve essere condiviso con i genitori.
Incomincia quindi a crearsi un'allenza scuola-famiglia (e possibilmente anche con il professionista di riferimento) per permettere al bambino di raggiungere il successo formativo.
Gli strumenti compensativi servono a facilitare compiti automatici e ripetitivi, come ad esempio l'apprendimento delle tabelline. Quindi un bambino con DSA può, se viene ritenuto necessario, utilizzare la tavola pitagorica o la calcolatrice durante un compito in classe di matematica. Questo perchè si riconoscono sia la difficoltà di memorizzazione, che la confusione che può nascere nell'esecuzione di un doppio-compito.
In questo modo, le risorse del bambino possono essere utilizzate per i compiti cognitivi più "alti" e non sprecate nel eseguire, per esempio, un calcolo in colonna.
Anche il computer è un strumento compensativo che può essere molto utile, soprattutto nello studio a casa; infatti tramite l'utilizzo di programmi specifici, si può sollevare il bambino da alcuni compiti gravosi, come leggere intere pagine di libro (es. utilizzo della sintesi vocale).
Le misure dispensative invece, riguardano la "dispensa" da alcune prestazioni (leggere ad alta voce, scrivere sotto dettatura, prendere appunti), la personalizzazione dei tempi nelle verifiche (es. maggiore tempo per eseguire gli esercizi) e la valutazione nelle prove in classe (considerare più il contenuto e meno la forma). Ovviamente, il campo è complesso e bisogna agire con buon senso.
Misure e strumenti vanno inseriti in modo graduale e tenendo conto delle reali capacità del bambino, trovando il giusto equilibrio tra sviluppo delle abilità personali e superamento delle difficoltà
I DSA sono disturbi "evolutivi". Questo significa che si manifestano in particolari fasi dello sviluppo, poi, con il passare del tempo tendono a migliorare. C'è però da considerare che il momento culminante delle difficoltà coincide proprio con le maggiori richieste scolastiche; è quindi molto importante una buona "gestione" della situazione per evitare l'abbandono della scuola, bocciature oppure scelte di percorsi di studio di ripiego, per paura di non riuscire.
In particolare, per quanto riguarda la lettura, questa tenderà a migliorare notevolmente per il parametro correttezza, mentre la velocità rimarrà sempre inferiore a quella dei coetanei. La scrittura, intesa come disortografia, sembra evolvere positivamente (non ci sono al momento studi longitudinali attendibili che diano risultati certi in quest'area); per il calcolo valgono le stesse considerazioni della lettura, cioè le difficoltà diminuiscono con il tempo ma permane sempre una certa differenza rispetto ai coetanei.
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